Nel lontano 1983, quando nelle radio suonavano le note di Total Eclipse of the Heart di Bonnie Tyler, l’industria dei videogiochi stava cadendo in una profonda depressione. A subire maggiormente la battuta d’arresto era il mercato delle console casalighe, a causa della saturazione del mercato ed alla scarsa qualità dei titoli e dei porting di quel periodo; la scena arcade iniziava a mostrare qualche livido. L’industria aveva un disperato bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa di rivoluzionario che portasse il pubblico a puntare nuovamente i riflettori sul mercato videoludico. Dragon’s Lair fu la risposta che tutti aspettavano.

Il futuro è già qui… ma quanto mi costa!

Dragon’s Lair era un nuovo tipo di gioco arcade. Un gioco che avrebbe messo da parte i semplici pixel e vettori a favore di un’avventura completamente animata. Il gioco consisteva nell’eseguire semplici input direzionali e un singolo comando di attacco per decidere il destino dello sfortunato, ma coraggioso, Dirk the Daring; un cavaliere in missione per salvare la damigella di turno – una pin-up d’ispirazione Playboy – in difficoltà, la principessa Daphne. Fu uno dei primissimi cabinati ad utilizzare il formato laserdisc ed era così affamato di gettoni che ne mangiava il doppio di qualunque altro cabinato presente in sala giochi. Dal punto di vista grafico, il gioco valeva sicuramente il prezzo, ma la difficoltà era così alta che bisognava spendere tutta la paghetta settimanale per portarlo a termine.

dragonslair

Destra, sinistra, su e giù

Nonostante il creatore di Shenmue, Yu Suzuki, sia stato accreditato per il termine “Quick Time Event” (QTE), si potrebbe sostenere che Dragon’s Lair è stato il primo titolo a rappresentare pienamente questa meccanica di gioco. Tuttavia, piuttosto che avere un pulsante o un input direzionale che lampeggia velocemente sullo schermo e a cui dobbiamo prontamente reagire, Dragon’s Lair richiedeva al giocatore di reagire esclusivamente su indizi ambientali. Alcuni di questi erano molto più facili da notare di altri, mentre alcuni segni rivelatori più nascosti, ti ingannavano e ti costringevano a indovinare la combinazione di mosse da effettuare.


Ma credete veramente di essere pazzi?

Inutile dire che Dragon’s Lair su Switch offre un livello di sfida davvero tosto. Non solo devi scegliere l’azione giusta, ma serve anche una buona dose di tempismo di esecuzione delle mosse, per far si che il buon Dirk si aggiudichi le grazie della ‘prosperosa’ principessa. Fortunatamente, Dragon’s Lair Trilogy fornisce al giocatore alcune opzioni, vite, livelli di difficoltà modificabili ed una mappa su schermo delle mosse da compiere per portare a termine l’avventura. In ogni caso, per quanto possa essere utile, affidarsi all’assistente dei comandi altera l’anima del gioco, ma almeno manterrà inalterata la vostra sanità mentale.

dragon's lair 2

Frustrazione, che brutta cosa

Bruce Lee una volta disse: “Non pensare. SENTI. È come un dito che punta alla luna. Non concentrarti sul dito, altrimenti ti sfuggirà la meraviglia celeste”. Questo è certamente il caso di Dragon’s Lair Trilogy. Anche se il solo guardare i comandi visivi sullo schermo per dare l’input giusto vi aiuterà a raggiungere il successo, sicuramente vi perderete qualche meravigliosa animazione in tutte e tre le avventure. Un ottimo esempio è Dragon’s Lair 2, che è assolutamente stupefacente da vedere anche per gli standard odierni. Il sequel risolve anche i problemi decisionali dei quali soffriva il primo episodio, implementando un sistema di indizi visivi migliorato.

Detto questo, il sequel non è privo di difetti. Capire quali input premere può essere meno complicato in questo secondo capitolo, ma a causa dei suoi checkpoint incredibilmente lunghi, ci sono talmente tanti momenti di frustrazione che farebbero ‘salire il crimine’ ad un Teletubby. Fondamentalmente, se non avete un occhio di falco ed i riflessi di Flash da riuscire a non sbagliare nemmeno una mossa, vi ritroverete a ricominciare da capo a pochi passi dal capitolo finale.

Lo spazio infinito

Per quanto riguarda Space Ace – uscito originariamente a pochi mesi di distanza dal primo Dragon’s Lair – ci troveremo a giocare nei panni di un nuovo eroe , Dexter, che deve salvare la propria damigella in difficoltà (anche questa!!). Il gameplay è praticamente identico agli altri, ad eccezione dei percorsi alternativi – grazie alla capacità di Dexter di trasformarsi temporaneamente in un alter-ego più macho, conosciuto come Ace. Il gioco era prodotto da Don Bluth, anche principale animatore dei due giochi di Dragon’s Lair e un veterano della Disney. Space Ace fa sicuramente la differenza per quanto riguarda la fluidità delle animazioni rispetto al Dragon’s Lair originale.

Conclusione

Lo stile di questi tre giochi è senza tempo, nato in quel periodo in cui i cartoni animati stavano aprendo le ali per spiccare il volo nel mondo, ed essere considerati arte grazie all’eredità di Walt Disney. Ai giorni d’oggi Dragon’s Lair Trilogy non può sicuramente essere considerato un gioco rivoluzionario, ma non dimentichiamoci che è una fetta importante di storia dei videogiochi, che si aggiunge al crescente museo di Nintendo Switch. Lo consiglio a tutti i giocatori over 40 per quella sensazione di nostalgia che riesce a trasmettere.

Trovate tutte le nostre recensioni a questa pagina.

Author mikydade
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