Prologo

Pasqua 2019. Un lungo viaggio in auto ci separa dalla nostra meta nei meandri delle Marche. Io e la mia compagna, decidiamo di mettere su un podcast; ne avevo diversi in memoria, ma uno in particolare ci aveva colpito: la prima parte di una monografia su Resident Evil (di cui vi lascio il link). Essendo tutti e due fan dell’horror (abbiamo finito da poco il remake del secondo capitolo, recensito qui da Ondaluce), non potevamo chiedere di meglio. Ascoltando le parole degli speaker, ci siamo resi conto di quanto Resident Evil, nel 1996, anno dell’uscita, aveva sconvolto il mercato videoludico. In quel periodo i videogiochi non erano ancora entrati nelle nostre case, e nessuno di noi due aveva avuto modo di provarlo (salvo qualche esperienza rielaborata per Nintendo Wii).

A viaggio terminato, la reazione è stata spontanea: perché non recuperiamo questo gioco cult? Per fortuna il Ps Plus ci aveva regalato la Remaster, per cui non avevamo scuse. Inoltre, questo capitolo verrà rilasciato per Nintendo Switch il 21 Maggio, insieme a Resident Evil 0 ed al quarto capitolo.

Come tutto ebbe inizio

Siamo nel 1998, nei pressi delle montagne Arklay, in provincia di Racoon City. Sono settimane che i giornali riportano storie di omicidi, persone scomparse e ritrovamento di cadaveri dilaniati. Non esistendo Instagram o Youtube, nessuno ha potuto filmare e caricare online le proprie aggressioni; perciò le autorità inviano le due squadre speciali Bravo (che risulta dispersa) e Alpha della S.T.A.R.S. (Special Tactics And Rescue Service). Quest’ultima, individuato l’elicottero del primo team, viene attaccata da dei dobermann leggermente aggressivi, e, durante la fuga, decide di trovare riparo nell’unica abitazione nei paraggi, Villa Spencer (ah! che sciocchi ndr). All’interno di questo maniero, i protagonisti si scontreranno con un incubo di Romeriana memoria. Fra zombie (umani e non) ed altri abomini, scopriranno, attraverso le note sparse per la mappa, il mistero che si cela dietro queste creature ed il Virus T.

Are you a boy or a girl?

resident evil
Chris Redfield prima della cura con steroidi..

Dopo aver assistito al filmato introduttivo, potremo scegliere se impersonare uno di due membri della Squadra Alpha, Chris Redfield o Jill Valentine. Per l’epoca in cui uscì la versione originale di Resident Evil, già questa era una grande innovazione. La scelta influenzerà pochi aspetti della trama, come i personaggi secondari che incontreremo. La vera differenza risiede invece nel gameplay. Jill ha accesso ad un inventario più ampio, è meno resistente agli attacchi dei nemici e possiede come oggetto chiave il grimaldello. Chris invece è più resistente, ha un più alto tasso di eseguire un headshot, ma possiede un inventario ridotto, ed il suo oggetto chiave è l’accendino. La mancanza del grimaldello di Jill è ovviata da altri oggetti che troviamo in-game, ma che occuperanno spazio nell’inventario. Giocare entrambi gli scenari, oltre ad aumentare la longevità del titolo, permette di avere una visione più completa degli avvenimenti.

Una villa da incubo

resident evil
L’atrio della villa diventerà il vostro primo punto di riferimento

Sicuramente il terzo protagonista di Resident Evil è Villa Spencer stessa. Questa enorme e complicata magione rappresenterà non solo lo sfondo del nostro incubo, ma anche un avversario da battere, con pazienza ed astuzia. La villa è stata infatti progettata per essere esplorata in maniera “non lineare”. Troveremo infatti serrature ed enigmi ad impedirci l’esplorazione immediata della villa. Poco a poco, stanza dopo stanza, medaglione dopo medaglione, il maniero, e qualche location minore, si riveleranno in tutta la loro cupa magnificenza. La residenza barocca, con le sue colonne, capitelli, statue e quadri, nascondono dietro ogni angolo un pericolo potenzialmente mortale.  Inquadrature fisse, effetti di luce e ombre, tuoni, fulmini e ululati concorrono a creare un’atmosfera da brivido, forse un po’ datata, ma probabilmente superata con difficoltà anche dai giochi più moderni.

Meccaniche di altri tempi…

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La colonna sonora di queste stanze è qualcosa di incredibile

Qui arriviamo al tasto dolente. Siamo davanti a un gioco che è invecchiato male. O per meglio dire, il gameplay differisce molto da quello a cui i titoli tripla A ci hanno abituato. Resident Evil è un vero Survival Horror, se non il capostipite, uno dei pionieri del genere. E gli aspetti survival sono rimasti immutati anche nel remake. I proiettili ed i medikit, sotto forma di piante o kit di primo soccorso, sono limitati. Non esistono checkpoint; si salva solo in determinate stanze, ma i salvataggi sono limitati dai nastri di inchiostro che troveremo all’interno della villa. Questo significa che ogni salvataggio va ponderato, o si correrà il rischio di non poterlo più fare.

Appare un Crimson Head selvatico

…In cui l’età si fa sentire…

A questo si aggiunge un respawn dei nemici abbastanza singolare: gli zombie umanoidi, una volta uccisi, possono ritornare in vita (che cosa ironica, no?) in una versione potenziata, i Crimson Head (che sono l’anello di congiunzione fra gli zombie ed i Lickers del secondo capitolo). Per far si che ciò non accada ci sono due alternative: o sperare in un headshot, e distruggere così la testa (“Ho trovato il loro punto debole, senza testa non hanno forza!” [cit.]), oppure dare fuoco al cadavere. Per fare ciò avremo bisogno dell’accendino e di una fiaschetta da riempire di kerosene, presso delle taniche dalla capienza limitata (insomma, si esaurisce anche quello ndr).

…a volte troppo…

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Come vedete, la mappa aiuta fino ad un certo punto

A questa difficoltà si aggiunge il fatto che l’inventario ha una capienza limitata. Ciò costringe spesso i giocatori a ritornare sui propri passi per depositare e ritirare da delle casse, collocate nelle stanze di salvataggio, gli oggetti necessari a proseguire. Si può dire che il backtracking rappresenta una caratteristica di gameplay vera e propria, atta inoltre ad aumentare la difficoltà e la longevità del titolo. Tra l’altro, la mappa vi segnalerà solo le macchine da scrivere e le porte aperte/chiuse (ma niente promemoria di cosa serve ad aprirle ndr). Ultima nota: alcuni personaggi secondari possono morire se non li salviamo in tempo. Roba davvero hardcore!

…ma a volte non in maniera eccessiva

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La cura per i dettagli e la colonna sonora sono immersive come non mai

Come accennato in precedenza, quella di cui vi parlo è la versione Rebirth, remake del 2002 dell’originale, “ripulita” per l’uscita su Ps4, XboxOne e Pc. Per quanto datata, questa ha portato con sé delle migliorie notevoli, sia da un punto di vista grafico, che dei controlli. Partiamo da questi ultimi: diversamente dal primo titolo per Ps1, viene data la possibilità al giocatore di muovere liberamente il proprio avatar tramite le levette analogiche. Addio sistema “tank” insomma! Purtroppo, essendo la telecamera fissa, questo sistema crea non pochi problemi, ma ci si abitua facilmente. Viene anche data la possibilità di abilitare la mira assistita, assente nell’originale. Da un punto di vista prettamente visivo, i fondali funzionano ancora e, insieme al comparto audio, sono davvero suggestivi, un po’ meno lo sono i modelli poligonali dei personaggi e dei nemici, ma bisogna essere comprensivi con un titolo che ha più di 15 anni!

Conclusioni

Dopo 23 anni, il terrore di Villa Spencer è tangibile come allora. Se siete fan dell’horror, da quello più psicologico alla Silent Hill, a quello più slasher, Resident Evil è una perla che non può mancare al vostro curriculum videoludico. E’ un gioco che fa ancora “scuola”, e dovrebbe essere preso come esempio, in un periodo in cui l’orrore videoludico è scemato in cloni di Slender e P.T. (Oppure sono solo io che sono un vecchio che sbraita contro i giovani,  con i loro skateboard e i loro cellulari).

Avevate già giocato Resident Evil? Lo comprerete per Nintendo Switch?
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Author mikydade
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